domenica 27 settembre 2015

La guerra nei Balcani - Ottava Parte -

La Terza Guerra Mondiale
Ottava Parte

26) Gli accordi di Dayton

"Gli spazi balcanici contengono più storia di quanta ne possano consumare" Winston Churchill

Il 31 ottobre 1995 si siedono attorno ad un tavolo a Dayton in Ohio i rappresentanti delle parti in guerra nei Balcani e i più importanti esponenti della comunità internazionale. Il luogo è la base militare Wrigth Patterson Air Force. Sono presenti, oltre ai tre protagonisti Milosevic, Tudjman e Izetbegovic, Clinton, Kohl, Major, il mediatore Holbrooke, il segretario di stato Warren Christopher, Biltd per la UE e il viceministro della Russia Ivanov. In realtà (forse perché troppo vecchio o troppo poco energico) per i bosniaci musulmani non sarà il presidente a prendere parte ai negoziati ma Haris Silajdzic. Come al solito l'Europa si presenta divisa. Il rappresentante della UE è lì solo per pura presenza; mentre per bilanciare gli interessi di parte sono presenti -- per la Croazia e i bosgnacchi -- la Germania e -- per la Serbia -- gli UK. Oltre ai "pezzi grossi" ci sono le rappresentanze istituzionali di altre comunità toccate dal disfacimento della ex Jugoslavia, come ad esempio i rappresentanti bosniaci della Repubblica Srpska che vivono i giorni dei negoziati da "separati in casa" con i Serbi del governo di Belgrado. In questi negoziati viene alla luce la miseria dell'ideologia nazionalista che ha fatto da detonatore e amplificatore per i cinque anni di guerra, distruzione e vero e proprio terrorismo. Si passano giorni e giorni e notti intere davanti alla mappa dei Balcani per ridisegnare i confini delle nuove entità sovrane. Come ogni guerra passata la "battaglia" si sposta sulle cartine.

Il punto non negoziabile è la divisione (spartizione?) della Bosnia Erzegovina in due entità: la federazione croato-musulmana e la federazione della Repubblica Serba; la prima con il 51% del territorio la seconda con il 49%. Quindi... "51-49" è il punto di partenza delle discussioni.




Il primo punto viene condiviso da tutti. A dire il vero i bosgnacchi di Izetbegovic sono tutt'altro che contenti ma il rischio di vedersi annullati dalle due altre forze è troppo pericoloso per cercare altre soluzioni. Dall'altra parte Milosevic non può osare più di tanto dopo aver scaricato Mladic e Karadzic, e cerca di ritagliarsi una immagine di uomo -- magari non di pace -- ma che cerca di fermare la battaglia nella Bosnia ormai fuori controllo.

Le altre maggiori questioni di disaccordo sono: la creazione di un corridoio neutro per congiungere i territori sotto controllo musulmano con l'enclave di Gorazde...




 ...e il controllo di Brcko (situata in un punto strategico a nord-est della Bosnia).




Dopo varie e incredibili (a volte grottesche) discussioni si arriva ad una soluzione. Accettato il "51-49", il corridoio di congiunzione; Brcko sarà una amministrazione sotto controllo internazionale e a doppia sovranità: croato-musulmana e serbo-bosniaca. Se la soluzione della doppia sovranità può apparire ingarbugliata, quello che viene approvato per il resto del territorio della Bosnia è fuori da ogni logica di buona amministrazione. Ed è pure normale visto che risponde a logiche nazionalistiche e militari nonché frutto di cinque anni di guerre.

Ogni federazione è gerarchicamente sotto lo stato della Bosnia Ezegovina; le nazionalità all'interno delle due federazioni sono tre; sul territorio la divisione amministrativa è pensata per cantoni autonomi dotati ognuno di un parlamento proprio. I cantoni, a loro volta, sono divisi in municipalità (entità che erano presenti anche prima del conflitto). La funzione di capo dello stato è esercitato a rotazione da una figura politica derivante da una delle tre forze etnico-nazionalistiche. Una macchina burocratica enorme, inefficiente ed in più ostaggio dei veti incrociati che si formano ad ogni livello amministrativo.

Questo è il risultato della disputa sui confini...




27) Tutto finito?

Ovviamente no. Che una violentissima crisi di identità etnico nazionalistica sfociata in guerre, atrocità e crimini contro l'umanità potesse risolversi con lo spostamento di confini territoriali era un'ipotesi che anche il più ottimista diplomatico internazionale avrebbe scartato. Dayton servì per fermare il massacro (anzi i massacri) che si stavano perpetrando in Bosnia, nel centro dei Balcani. Fu una "pezza". Si sarebbero dovuti fare altri passi per la pacificazione del (non più) paese; l'odio etnico continuò strisciante ad avvelenare la vita di tutti i giorni.

Infatti la questione del Kosovo esplose poco più tardi, nel 1996 come una triste replica dei sommovimenti della fine degli anni 80. Altro odio etnico, questa volta tra albanesi e minoranza serba kosovara, altra guerra, altre stragi e bombardamenti NATO. Ai giorni nostri la situazione nei Balcani sembra tornata alla quasi normalità -- se per normalità s'intende assenza di guerre e crimini contro i civili -- ma una guerra civile di questa intensità non può non lasciare traccia. Sono ancora molti i posti in cui esiste una minoranza (che sia croata, serba, musulmana o albanese poco importa) discriminata e sono moltissime le famiglie che hanno perso i loro cari, le abitazioni e tutto quello che avevano. E spesso si trovano a vivere a contatto con chi quelle case le ha bruciate; oppure si trovano davanti a forze dell'ordine ancora a loro posto ed in servizio attivo le quali sono state protagoniste delle uccisioni dei loro cari. Le cartine e i confini non bastano per sanare situazioni orribili come queste (o altre, ancora peggiori).

Leggendo libri sull'argomento e informandomi in rete due sono le domande che mi si sono poste di fronte. La prima è: come è potuto succedere? In altre parole, quali le cause, chi i responsabili. Mentre la seconda attiene più alla sfera umana, sia individuale che di massa, e cioè: come è possibile trasformare un uomo in bestia?

Per rispondere -- o per meglio dire per tentare di rispondere --- esaurientemente ci vorrebbero tanti altri articoli. Allora proverò a mettere solo delle riflessioni sintetiche.

Per quanto riguarda le cause è notorio che la classica spiegazione che si dà della disgregazione è che -- dopo la fine del regime di Tito -- le spinte nazionalistiche, da tempo silenti, non trovarono ostacolo alcuno alla loro diffusione. E' vero. Il regime di Tito (per quanto "diverso" dai regimi comunisti allineati a Stalin) mantenne un controllo sulla libertà di associazione (partito unico) e utilizzò la censura di stato per "nascondere" rivendicazioni scomode. Quindi -- per me -- è proprio questo (non solo ovviamente) ad aver accelerato la dissoluzione in modo drammatico della Jugoslavia federale invece che frenarla. E' stata proprio la mancanza di un libero e cosciente dialogo pubblico sulle possibili diversità di opinione che ha fatto sì che l'unico mezzo di dialogo "pensabile" nello stato post-titino fosse la regola del più forte. Basti pensare a come venivano trattati gli intellettuali dei vari stati etnici che non si allineavano al pensiero dominante nazionalista. Un caso famoso fu quello della scrittrice croata Slavenka Drakulic, bollata come traditrice solo perché -- nei suoi scritti -- si rifiutò di vedere come nemici i suoi conoscenti e colleghi artisti serbi. 

Anche i referenfum per l'indipendenza di Slovenia, Croazia e quello interno alla Repubblica Serbia di Bosnia furono fatti senza un contorno adeguato di dibattito liberale e democratico inteso come libera ed eguale diffusione di idee e posizioni differenti. Un referendum senza dibattito democratico in cui l'informazione è completamente in mano al governo non è un referendum libero ma plebiscito.

E così mi collego alla seconda domanda. Una volta appurato che dialogo e mediazione non c'è, come si comporta un essere umano civilizzato di fronte ad una sua richiesta sociale e politica? Se pensa che la sua richiesta sociale sia "vitale" per sé e per i suoi concittadini ed in più sa che può averla solo con la battaglia, la guerra e l'uccisione, si fermerà o la cercherà a tutti i costi? Non si deve fare l'errore di pensare che "la battaglia, la guerra e l'uccisione" siano nell'orizzonte individuale della persona in oggetto; il caso più semplice è che queste cose -- di solito -- vengono demandate ad altri, ad esempio agli estremisti politici e militari. Penso che molta gente comune abbia seguito con più o meno interesse e abbia appoggiato più o meno convintamente le rivendicazione nazionaliste dei vari Milosevic, Tujman, Mladic, per vari motivi... perché assordati e accecati dalla propaganda dei propri governi, perché hanno subito un'esperienza drammatica in cui la parte degli aggressori erano prese dall'etnia nemica, per ideologia, per conformismo... 

Hannah Arendt, nel libro "La banalità del male", affronta questo argomento con lucida freddezza. Adolf Eichmann era un burocrate, responsabile dell'ufficio statale in cui si pianificavano i "viaggi" in treno degli ebrei verso i campi di concentramento. La scrittrice pensò di trovarsi di fronte un aguzzino, il male in persona, ed invece... invece al banco degli imputati sedeva un misero impiegato, mediocre, il quale asseriva senza rimorso (perché appunto rifletteva ancora con la benda a-morale nazista) che lui "faceva solo il suo lavoro". La figura del cittadino è diversa da quella dell'eroe. E' probabile quanto destabilizzante pensare che noi -- al suo posto -- avremmo continuato a fare "il nostro lavoro", perché così vedevamo fare a tutti e perché era "legale" e non c'era niente di cui vergognarsi (nella società al contrario del periodo nazista).

28) Srebrenica

Parlando dello sterminio degli ebrei nel periodo nazista e di genocidio il pensiero non può che andare a Srebrenica.



Souvenir Srebrenica, 2006, Luca Rosini, Roberta Biagerelli

La nostra stra-citata costituzione nacque in primo luogo da un "mai più": mai più fascismo. Di "mai più" in Europa e nel mondo -- subito dopo il disastro umano della seconda guerra mondiale -- se ne dissero e scrissero molti. Mai più guerre, stragi di civili, lager, campi di sterminio, Nagasaki e Hiroshima... Quei "mai più" significarono la linea di demarcazione del rispetto della vita umana e dell'umanità in generale che le nuove società liberali e democratiche non avrebbero sorpassato mai -- appunto -- e in nessun caso. La storia sfortunatamente testimoniò che -- a livello mondiale -- quella linea alcune volte venne sorpassata; desaparecidos argentini, campi di "rieducazione" siberiani, armi chimiche in medioriente...

Ma tutto sommato in Europa quel "mai più" risultò vero... fino a Srebrenica. E' il caso di tenerne conto anche in tempi come questi in cui la vulgata del "non ci sono più le ideologie" impera e per questo tutto viene piegato ad un utilitarismo razionalista che può diventare disumano. Ogni movimento di avvicinamento a quella linea di demarcazione che separa la civiltà dalla disumanità deve essere analizzato e tenuto sotto controllo; di più quando ci sono forze di ispirazione apertamente etniche (di destra) o forze politiche (di destra e di sinistra) che cianciano di una mal interpretata e interpretabile sovranità nazionale ispirandosi a vecchi e nuovi indipendentismi nazionalisti.

Quindi Srebrenica... una cittadina in cui i giorni passavano nella regolarità più assoluta, magari noiosa, magari con i soliti problemi economici ma passava...
Ad un certo punto, dopo continui e veloci passi verso quella linea di demarcazione del "mai più", si arriva a scoprire un luogo dove mancano luce e gas, stra-pieno di rifugiati. Sotto silenzio vengono deportati e giustiziati più di 8.000 maschi in età di leva e stuprate un numero imprecisato di donne. Come durante il nazismo si stravolge l'essenza dell'indivuduo, la sua morale, tutta la sua sovrastruttura etica e civile. Si passa dal "non uccidere un innocente" a "devi uccidere il tuo nemico anche se innocente". Questa disumanizzazione non è avvenuta in un giorno -- ovvio -- ma è avvenuta. In Germania negli anni 30-40 e nei Balcani pochi anni fa. Non sto tracciando un parallelo tra regimi o stati, sto solo prendendo nota del fatto che la volontà di annientamento di un popolo come ideologia accettabile è stata sempre presente -- seppure sottotraccia -- nella civile Europa fino agli anni 90. Semplicemente non era visibile, ma c'era.

Dicevo... come si diventa bestie è l'altro quesito; come si passa a pensare a dove prendere il pane o dove andare a ballare a ragionamenti come questo...

Souvenir Srebrenica, 2006, Luca Rosini, Roberta Biagerelli

La risposta non può essere una semplicistica presa d'atto che "a noi non può succedere" perché, semplicemente, la storia ci smentisce. Ci ha smentito. Solo in Europa, per ben due volte. Il pessimismo della ragione ci dice che, al momento, risposte non ne abbiamo.

E' del tutto ovvio che la pace di Dayton non fu un vero e proprio trattato di pace in quanto -- come si è visto -- la società della ex Jugoslavia era stata modificata dalle varie propagande etno-nazionaliste degli stati in lotta talmente in profondità da ritenere che la pacificazione di questo incredibile e magnifico territorio balcanico sia di là da venire. Soprattutto quando alle difficoltà sociali si sommano anche quelle economiche, maggiormente presenti nella Bosnia centrale e nel Kosovo.

mercoledì 9 settembre 2015

Non è destra contro sinistra

Si tratta di umani contro bestie.

Ecco una "bestia" in azione...


Intendeva questo Renzi? Boh... non so... so che mi schiero -- e mi schiererò sempre -- contro queste fascistissime, rancorose personcine.


Bestia, già.
E però... per il Post questo termine -- per la damigella con la telecamera capitata casualmente sulle spalle -- non si può usare.






martedì 8 settembre 2015

Fatto Quotidiano, valori non negoziabili

Temi sensibili... gestione dei commenti del giornale propagandistico di estrema destra, il Fatto Quotidiano.

Situazione comica che conoscono ormai tutti ma fa piacere vedere come alcune questioni non cambiano mai.


domenica 6 settembre 2015

Lehman Brothers

Mi ricordo i titoli dei giornali dopo "il più grosso fallimento della storia". Alcuni addirittura mettevano in discussione il "capitalismo" inteso come insieme di regole di mercato che tutelavano, con la sua autoregolamentazione, il corretto andamento delle società moderne e liberali.

Era il 15 settembre 2008. Una data storica. Non era una data di una dichiarazione di guerra, di una rivoluzione militare o civile, non erano crollati muri, né crollati regimi totalitari. Ma sempre di data storica -- per me -- si trattava. La storia recente si conosce; dal default della banca americana alla seguente crisi economica poi sfociata nella crisi -- solo europea -- del debito statale (o per meglio dire di alcuni paesi europei in particolare).

Allora conviene andare a vedere cosa è successo sul nostro "stile di vita" dopo quella data. Non esistono -- evidentemente -- dati in grado di fotografare con precisione "come si sta" in un determinato periodo, al limite si possono guardare alcuni indicatori per avere un'idea sulla ricchezza/povertà di una società/stato.

Un dato abbastanza indicativo può essere il PIL corretto per il potere d'acquisto e diviso per la popolazione. Non è evidentemente esaustivo per motivi noti e stranoti, non è un indicatore di felicità (non credo ne esisteranno mai) ma comunque sapere cosa si può comprare, quanti soldi si possono dedicare per gli svaghi ecc ecc in un determinato periodo, può dare indizi per cercare di leggere la realtà che ci circonda.

Questi sono i dati dell'Italia, Germania, UK e USA dal 1998 fino al 2014. I dati sono presi dal sito dell'organizzazione OECD.





Dati OECD, nota: Data are internationally comparable by following the System of National Accounts. This indicator is measured in USD per capita (GDP per capita) and in million USD at current prices and PPPs.


Questi dati invece sono presi da Eurostat e mostrano il livello di "ricchezza" medio delle quattro principali nazioni europee, l'Italia, la Germania, la Spagna e la Francia calcolando il pil per capita in euro (il secondo grafico utilizza l'indice della media EU a 28 paesi messo a 100).



La metodologia dei dati del secondo grafico è diverso rispetto al calcolo del PIL PPA per capita ed è spiegato nella nota seguente di Eurostat.
Gross domestic product (GDP) is a measure for the economic activity. It is defined as the value of all goods and services produced less the value of any goods or services used in their creation. The volume index of GDP per capita in Purchasing Power Standards (PPS) is expressed in relation to the European Union (EU28) average set to equal 100. If the index of a country is higher than 100, this country's level of GDP per head is higher than the EU average and vice versa. Basic figures are expressed in PPS, i.e. a common currency that eliminates the differences in price levels between countries allowing meaningful volume comparisons of GDP between countries. Please note that the index, calculated from PPS figures and expressed with respect to EU28 = 100, is intended for cross-country comparisons rather than for temporal comparisons."

Sempre da Eurostat si possono vedere i tassi di crescita reale del prodotto interno lordo. Ho messo nel primo grafico l'Italia e la Germania e nel secondo l'Irlanda e la Grecia; le prime tre nazioni hanno un andamento simile a W (con la Germania ovviamente con crescita sempre o quasi positiva e con valori diversi) mentre l'Irlanda, che fu la prima ad avere problemi economici e fiscali in Europa, sembra aver avuto un andamento uguale (sempre in termini relativi) alle prime due nazioni ma diverso dalla Grecia, i cui tassi di crescita (o di decrescita si potrebbe dire) disegnano una curva che somiglia più ad una V.





Cosa ci dicono questi -- parziali --- dati e grafici è cosa nota. E cioè che stati con fondamentali forti e con un'economia reale strutturata riescono ad uscire da una crisi. L'uscita ha "scadenze" simili e andamenti sovrapponibili per tutti i paesi europei confrontabili ma è molto diversa per valori. Questa differenza di valori (o per meglio dire: di produzione di ricchezza, e quindi di uscita veloce dalle difficoltà economiche) è dovuta probabilmente ad una diversa struttura burocratico amministrativa ed ad una migliore produttività in senso generico (legislazione sul lavoro, tribunali ecc ecc).

Rimane il fatto che -- a livello di ricchezza propriamente detta -- dal 2008 ad oggi si è avuto un rallentamento considerevole nella crescita del reddito pro capite, soprattutto per i paesi dell'Europa meridionale. Per completare l'analisi bisognerebbe verificare anche l'indice di disuguaglianze in USA, UK e Europa in quanto il reddito pro capite nei grafici è appunto un valore medio. Mancano anche paesi come Cina e Brasile per completare la "fotografia" del dopo Lehman Brothers.

Si può dire che il "cataclisma" non si è avverato. E' evidente che la scelta della così detta austerity non poteva che portare ad una situazione di crescita nulla e ad una sostanziale tenuta della "struttura" politico economica dell'Europa e dell'euro; questo forse era l'unico obiettivo che i decisori pubblici (sia politici che economici) si sono dati. Non si può sapere cosa sarebbe successo se si fosse intrapresa una politica economica diversa. Allo stato attuale si può dire tutto e il contrario di tutto, quindi secondo me bisognerà aspettare ancora un po' di tempo prima di dare un giudizio economico e politico.


Per quanto riguarda gli eventi economici sistemici è necessario analizzare i dati pre e post evento. Ad esempio verificare come un paese si scosta dalla media della sua macroregione di appartenenza (oppure con paesi comparabili di macroregioni differenti). La verifica è interessante se si prendono i dati pre-crisi e dopo crisi per analizzare le "risposte" che i paesi riescono a dare; in altre parole il livello di flessibilità di uno stato moderno di fronte ai cambiamenti socio-economici.

E' del tutto ovvio che i parametri pre-crisi servono come riferimento.

Ecco i dati di OECD sulla crescita/decrescita del prodotto interno lordo di Italia e Germania comparati con i paesi a sviluppo avanzato di cui sono disponibili i dati; i paesi in questione sono membri dell'organizzazione di statistica e sono chiamati nel grafico paesi OECD

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Metto due grafici: il primo riferito agli anni 1999-2007, il secondo 2008-2014.





Come si vede -- pur partendo da valori simili -- gli anni 2000 hanno messo in evidenza come la Germania abbia affrontato meglio dell'Italia sia il passaggio alla moneta unica sia la crisi derivante dal fallimento della banca americana, e poi sfociato nella ormai famosa questione della sostenibilità del debito pubblico degli stati europei.

Si potrebbe pensare che l'adesione alla moneta unica abbia sfavorito il nostro paese rispetto alla media dei paesi con la stessa valuta ma questa ipotesi non è rilevante né economicamente né storicamente perché non è possibile avere una contro prova. E' stata una decisione politico-monetaria. Si può discutere se -- ipotizzando l'adesione all'euro come anno 0 di una nuova economia -- l'Italia abbia più difficoltà economiche rispetto agli altri stati con moneta unica. Qui non serve, ovviamente, il paragone con i paesi OECD ma con i soli "paesi euro". E si nota come, sebbene i valori siano più bassi della media euro -- cosa che qui non conta --, il trend è del tutto sovrapponibile con la media dei paesi euro. Per completezza ho anche messo la media europea a 28 nazioni, e cioè comprendente gli stati della UE.












giovedì 20 agosto 2015

La guerra nei Balcani - Settima Parte -

La Terza Guerra Mondiale
Settima Parte

22) La comparsa di tutte le forze in campo

"The shell landed four or five metres behind Mesuda Klari and Ismet Klari. Immediately after the explosion Mesuda Klari felt like she was not fully conscious or able to see properly what was going on. When she came to, she found herself sitting on the ground with her husband next to her. He told her, I lost my arm." 
ICTY Processo per crimini di guerra a Dragomir Milosevic, 12 dicembre 2007

Gli anni dal 1992 al 1996 rappresentano il periodo più funesto che la storia moderna europea possa ricordare. Oltre al fronte aperto contro la Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, spalleggiata in maniera sempre meno convinta dalla Serbia di Milosevic, si apre quello croato. Anche sul lato croato le forze politico militari periferiche (HVO) sono aiutate strategicamente e militarmente dal centro, ovverosia dalle forze agli ordini di Tujman. C'è da dire che la Croazia è stata riconosciuta ufficialmente come nazione il 15 gennaio 1992 e quindi un suo coinvolgimento (diretto o indiretto) fa diventare il conflitto sul territorio bosniaco un conflitto internazionale.

L'estate del 1995 segna una svolta nello scacchiere internazionale con la cessione delle operazioni strategico politiche agli USA; l'Europa -- divisa tra la posizione filoserba francese e quella filocroata tedesca -- perde ogni possibilità di far pesare il proprio ruolo. In aggiunta a questo la Russia, alle prese con il suo passaggio turbolento da una società con mercato pianificato ad una società completamente liberista, si defila. A farne le spese sono i serbi della Krajna. Senza "appoggio" esterno da Belgrado i serbi sono in balia delle forze nazionaliste croate sempre più forti e preponderanti sui moderati ormai ridotti ad una sterile opposizione interna.

Nelle guerre civili in cui l'odio razziale è prevalente non possono che affermarsi due regole auree. La prima: tra i civili non ci sono vincitori; la seconda: l'odio di questo tipo non conosce limite.

Dopo i musulmani delle zone periferiche della Bosnia orientale, adesso tocca ai serbi della Krajna sperimentare la pulizia etnica. Nonostante la Croazia e le forze musulmane della Bosnia abbiano promesso all'amministrazione americana di Bill Clinton di non utilizzare la forza, si assistono a guerriglie contro i paramilitari (pochi) serbi rimasti, stupri etnici e violenze contro civili. Soprattutto nella zona di Knin la situazione è fuori controllo; tra i serbi anche chi non è toccato in prima persona dalle violenze scappa impaurito; le cittadine vengono date alle fiamme per assicurarsi che comunque gli abitanti non abbiano la possibilità di tornare nelle proprie abitazioni. Questa è appunto la regola della pulizia etnica basata sull'odio razziale: l'odio che ritorna. La vista dei "nemici" che incolonnati lasciano le proprie abitazioni non è altro che un'istantanea fotografica raffigurante il futuro prossimo dei vincitori che rimangono.


L'altra regola sopra menzionata è l'abisso che non conosce limiti quando si continua a propagandare l'odio razziale. Il mercato di Sarajevo viene colpito per ben due volte da colpi di mortaio. Le immagini degli attentati finiscono nelle case degli italiani, degli europei, degli americani, e la titubanza della comunità internazionale non è più scusabile.


[ ATTENZIONE: immagini forti ]


Queste immagini fanno il giro del mondo. Milosevic non riesce più a "tenere" Karadic e Mladic che continuano la "loro guerra etnicaper riconquistare le varie enclave musulmane in Bosnia al confine con la Serbia. A Srebrenica succede l'inconcepibile; i maschi tra i 17 e 70 anni vengono divisi dal resto della popolazione e assassinati con esecuzioni senza nessuna distinzione; sono quasi tutti civili, non si possono mettere in piedi neanche i processi (alcune volte farsa) militari. Un musulmano maschio, una pallottola. Il Tribunale Internazionale è obbligato ad agire. Il 25 luglio Karadzic e Mladic sono formalmente accusati di genocidio e crimini contro l’umanità.

23) Il duplice attentato al mercato di Markale

Il secondo attentato al mercato di Markale -- quello del 28 agosto 1995 -- segna una svolta diplomatica per quanto riguarda gli USA. Da quando le immagini delle guerre balcaniche "invadono" le televisioni di tutta america un simile choc non può che essere decisivo per le sorti delle tre maggiori forze in campo nei Balcani. Non ci sono vere e proprie alleanze tra di loro ma un odio profondo che permette di individuare di volta in volta il nemico più fragile da combattere in modo tale da guadagnare "territorio". Tra le tre forze -- a livello militare -- è senza dubbio messa meglio la Serbia (e i loro alleati serbi di Bosnia) in quanto possiedono il comando della JNA; invece la Croazia ha dalla sua parte una tendenziale (ma non palese) amicizia con la (in parte) cattolica USA in vista di una strategica posizione anti-russa e anti-musulmana. Quelli messi peggio -- sia militarmente che politicamente -- sono i musulmani della Bosnia centrale. L'attentato del mercato a Sarajevo cambia la situazione di Izetbegovic in quanto i serbo-bosniaci si trovano isolati dalla comunità internazionale e, sotto minaccia dei bombardamenti NATO, si trovano "scoperti" su due fronti: dal lato croato a nord, e sul confine orientale con la ARBiH musulmana.

Appena i serbo bosniaci vengono minacciati da un possibile attacco aereo della NATO, Tujdman cerca di approfittarne strategicamente nonostante la diplomazia USA cerchi di anticiparlo facedogli promettere di non procedere militarmente per riconquistare i territori precedentemente conquistati dai serbi.



Per questo motivo, sia subito dopo che durante i processi per crimini di guerra, ci sono stati scambi di accuse tra le due parti interessate -- serbo-bosniaca e bosniaca musulmana -- sulla ricostruzione dell'attentato. Una simile scena di morte -- trasmessa in mondovisione -- non può non decidere le sorti diplomatiche di un conflitto. La parte serbo bosniaca, con Mladic su tutti, nega che il mortaio (in realtà furono cinque colpi) sia stato lanciato dalle postazioni serbe e che è possibile ipotizzare -- ipotesi che Karadic appoggia durante il suo processo, ancora non concluso, per crimini di guerra -- una specie di auto-attentato da parte delle truppe di Izetbegovic per indurre gli USA ad intervenire militarmente (come poi avvenne) contro le postazione militari di Mladic. Questa teoria è stata smentita dalle prove di esperti e tecnici dell'ONU, dell'UNPROFOR e dai consulenti militari indipendenti. Sfortunatamente noi italiani sappiamo quanto possa essere difficile la ricerca della verità quando entrano in gioco interessi vitali, spesso inconfessabili, e quando dentro lo stato si inseriscono personaggi senza nessuna remora come nel caso italiano del periodo stragista o come nel caso di guerre civili senza nessun tipo di ostacolo morale o di codice militare. Comunque, durante il processo a Dragomir Milosevic, comandante dell VRS, il caso viene trattato con sufficiente accuratezza e viene accettata la versione del mortaio 120mm sparato da una postazione serba. La difesa del comandante della VRS ha cercato di provare due differenti versioni dell'accaduto, entrambe ritenute poco plausibili dal Tribunale Internazionale. La prima è il colpo di mortaio sparato da una diversa postazione, diversa da quella accertata dalle analisi dei tecnici; la seconda, considerata ancora meno plausibile della prima, del proiettile appoggiato nelle vicinanze del mercato e poi fatto esplodere in un secondo momento con un apparato modello telecomando a distanza.

24) Uso della forza

Come si è visto, dopo l'attentato al mercato Markale di Sarajevo, la comunità internazionale -- tutta -- pretende una risposta forte, incisiva. La comunità diplomatica europea è senza guida; dà un'impressionante prova di debolezza politica, incredibilmente fuori dalla realtà. Per quanto riguarda la Russia, già si è detto del suo disinteresse dovuto a problemi suoi interni. Rimangono gli USA: Bill Clinton decide di usare la forza militare (il diplomatico americano, Richard Holbrooke, utilizzerà la parola "spazzatura" per definire le precedenti, infruttuose, operazioni di pace nei Balcani), gli alleati europei si accodano. Il 30 agosto 1995 inizia l'operazione NATO "Deliberate Force". I bombardamenti sono pesantissimi; i serbo-bosniaci si ritirano dalle immediate vicinanze di Sarajevo.




La città di Sarajevo e le colline circostanti sono sotto attacco. Mentre avviene questo bombardamento altrove si continua a combattere. Nei dintorni dell'enclave di Srebrenica, ed in generale su tutto il confine serbo bosniaco, i civili vengono deportati e uccisi, non solo i musulmani maschi... ogni uomo o donna, civile o no, nelle parti più pericolose della Bosnia Erzegovina (e cioè quella occidentale al confine con la Croazia e quella orientale confinante con la Serbia) rischia di subire violenza fisica o essere torturato quando non ucciso. La speranza è che l'uso delle forza da parte della NATO porti i contendenti ad accordarsi per una pace duratura e non un passeggero e instabile "cessate il fuoco".

Si formano due schieramenti all'interno delle forze bosniache. La Repubblica Serba e la JNA con a capo Milosevic, alleati con il Montenegro di Bulatovic da una parte -- la parte meno oltranzista, se così si può dire -- e dall'altra La Republika Srpska Krajina (Repubblica Serbo Bosniaca) con a capo Karadic e Mladic, quest'ultimi decisi a combattere fino alla fine.



I serbo bosniaci si trovano isolati, senza l'appoggio della JNA (almeno non ufficiale e pieno) e con Milosevic che si accorge di non poter più contrastare l'estremismo politico della fazione delle VRS serbo bosniache. 

25) L'isolamento di Karadic e Mladic

A livello internazionale ormai le scelte e gli incontri vengono fatti direttamente dall'ambasciatore americano Richard Holbrooke, con le nazioni europee che stanno a guardare. L'ostacolo maggiore in questo momento è dovuto al fatto che i negoziati -- da parte della comunità internazionale -- possono essere fatti solo con Milosevic e Bulatovic, essendo Karadic e Mladic accusati di crimini di guerra e quindi non consultabili diplomaticamente. Si arriva allo stallo quando il leader serbo chiede di fermare i bombardamenti su Sarajevo; come contropartita Holbrooke ovviamente vuole il disarmo delle armi pesanti da parte delle truppe della VRS. 

Le parti si accordano, è il cinque ottobre 1995. Bill Clinton annuncia la fine delle ostilità. 



Gli accordi di Dayton però devono ancora prendere corpo e non sarà facile mettere d'accordo i contendenti, perennemente in conflitto. Di fronte alla incontestabile perdita di credibilità europea questo "cessate il fuoco" (imposto con la forza e di conseguenza un po' più stabile) americano -- che porta a Sarajevo riscaldamento e luce -- può essere considerato -- magari non vittoria piena -- ma almeno non una catastrofica sconfitta.

Come si vedrà l'accordo non appianerà tutte le problematiche dei Balcani. Il focolaio da dove tutto era cominciato, il Kosovo, tornerà in primo piano con tutto il carico di odio e risentimento tra la etnia albanese e quella serba


domenica 16 agosto 2015

Che fine ha fatto l'inchiesta MOSE?

Le corruzioni del Consorzio Venezia Nuova (CVN) verso i politici Chisso, Galan e Orsoni.

Come avviene il finanziamento illecito? In due modi:

- Nascondendo il vero finanziatore 
CVN dà soldi per operazioni inesistenti ad una consorziata la quale eroga finanziamenti legali ad una persona politica
- Attingendo a fondi senza la delibera di chi dà il finanziamento
CVN dà soldi per operazioni inesistenti ad una consorziata la quale retrocede parte dei soldi al CVN stesso che li mette in un fondo e li preleva per erogarli senza che il cda approvi.



In tutti e due i casi si può parlare di

- finanziamento ad un partito e quindi reato di finanziamento illecito ai partiti
- finanziamento ad una persona e quindi reato di corruzione

Cerco di fare un minimo di chiarezza sull'affaire MOSE (Modulo Sperimentale Elettromeccanico) e la corruzione nella PA regionale in Veneto. L'ordinanza di custodia è lunga e qui voglio discutere solo della parte riguardante il rapporto imprenditoria politica. A grandi -- ma grandi -- linee si può dire che il CVN aveva tra le sue consorziate alcune ditte di non proprio specchiata onestà. Tra queste la San Martino, la Mantovani, Adriainfastrutture (una controllata della Mantovani), il COVECO (a sua volta un consorzio), le quali, grazie ad altre ditte, creavano fondi con fatturazioni per operazioni inesistenti. Alcune di queste fatture fasle andavano a bilancio delle aziende stesse, alcune venivano retrocesse verso il CVN. Che fine facevano quei soldi? A chi andavano?

Parte di questi soldi finivano per pagare funzionari e politici regionali veneti. Questa è l'accusa dei PM; accusa ripetuta dai "grandi accusatori" Mazzacurati, Baita e Minutillo. I politici di primo piano coinvolti sono Galan, Chisso e Orsoni.
Tra questi accusatori il Mazzacurati non potrà ripetere le accuse per il suo stato di salute e in più le sue dichiarazioni rischiano di essere ridimensionate al processo. Baita e Minutillo sono ai ferri corti; il primo ha citato in giudizio la seconda. Inoltre alla Minutillo viene contestato uno stile di vita ben al di sopra delle sue possibilità economiche.
La ricerca dei soldi, dei conti corrente, delle ricchezze, dello stile di vita insomma dovrebbe essere non meno importante delle dichiarazioni rese da chi è con le spalle al muro e in più in regime di custodia cautelare. 

Perché poi possono succedere cose come queste:




E veniamo al punto.

Fatto salvo che sono pacifici alcuni reati come fatture false e evasione fiscale, c'è da capire perché -- secondo l'accusa -- sono stati movimentati così tanti soldi per "fare impresa". Non prediligendo manicheismi in cui pregiudizialmente si mette da un lato il politico "cattivo e disonesto" e dall'altro l'imprenditore vessato, né la visione contrapposta e speculare in cui è l'imprenditore il "cattivo e disonesto" di turno che cerca di corrompere e quando non ci riesce fa ricadere le colpe sull'ingenuo politico che non sa da dove vengano i soldi, mi piacerebbe capire perché non è possibile una forma di accusa giudiziaria che preveda tra le prove, oltre le dichiarazioni in interrogatori, anche la ricerca di movimentazione dei soldi.

La parte "politica" regionale è una parte di tutta l'ordinanza; infinitamente più piccola... parte dalla pagina 479 su 712 pagine totali.




Magari un cambio di toner sarebbe stato apprezzato... ma forse è meglio così... come a dimostrare la cronica mancanza di fondi della PA.

Inoltre, all'interno dei reati verso la PA non viene contestato solo il mose ma anche altri progetti. I titoli dei giornali -- di tutti -- erano del tipo "scandalo mose" con in prima pagina i politici di turno come il Galan o l'Orsoni, facendo intendere che tutto ruotava intorno all'arricchimento dei politici tramite tangenti.

Non è così. O meglio è anche così. Di sicuro ci sono le false fatturazioni e retrocessioni che i simpatici imprenditori made in italy del consorzio hanno creato. Di sicuro ci sono i fondi neri in cui transitavano milioni di euro creati dal CVN.

Ora, se è vero come è vero che spesso i decisori politici e (molto spesso) regionali creano leggi che sembrano fatte a posta per invogliare a dare e richiedere tangenti (come il project financing della regione veneto) è anche vero che queste regole esistono per tutti gli imprenditori. Comunque, due parole sul project financing vanno dette... Il Veneto è stata la prima regione che si è dotata di questo meccanismo; le ditte private -- o interessate dall'ente regionale o attivandosi autonomamente -- presentavano progetti alla regione stessa. I costi degli studi e della presentazione venivano rimborsati solo se veniva riconosciuta la "pubblica utilità" da parte della PA. Questo riconoscimento era (uso il passato perché voglio sperare che non sia più così) del tutto arbitrario ed era solo ed interamente in mano ai decisori pubblici. Si vede quindi che un sistema del genere non poteva che ingenerare a lungo andare problemi. Questa è la Minutillo durante l'interrogatorio mentre spiega il meccanismo.



Il fondo del CVN, tenuto dal commercialista Luciano Neri e chiamato ironicamente "Fondo Neri", è una certezza. Come una certezza sono i soldi che affluivano lì tramite fatture delle varie cosorziate per operazioni inesistenti. Fatture fatte con aziende austriache - controllate dalle stesse persone che controllavano le consorziate del CVN -- le quali passavano soldi ad altre ditte ungheresi che a loro volta versavano soldi a San Marino o a Cipro. Quindi -- in primo luogo e ad un grado di certezza almeno ragionevole -- si parla di frode fiscale a arricchimento personale delle personcine ammodo del consorzio. Qualcuno di voi conosce Mazzacurati, Minutillo, Sutto, Baita, Savioli, Neri? O meglio ancora, secondo voi la gente quando sente parlare di "scandalo mose" associa a tale vicenda i faccioni di Galan e Orsoni oppure i faccioni (sempre che siano mai comparsi in tv) dei tipi sopra?

Allora il punto è questo: se si snatura in questo modo l'informazione si fa manipolazione, si disinforma. Ormai per me è una battaglia persa ma tento di portarla avanti lo stesso. Se la difesa giudiziaria dispone della carta "populistica" del tipo "dì che i soldi non li hai presi te ma, costretto, li hai versati ai porci politici", capite bene che qualche passaggio -- soprattutto su Galan -- lascia perplessi. Non dico che Galan sia lindo ma quando leggo che alcuni imprenditori affermano di avergli dato due tranche da 900.000 euro più 1 milione di euro all'anno (UN MILIONE DI EURO ALL'ANNO, 1.000.000,00# euro) per sette anni mi aspetto che il PM di turno non si fermi lì ma vada alla ricerca di quei soldi. Ma invece no... "basta la parola". Quei soldi sono una enormità e non possono non lasciare tracce anche se sono contanti perché da qualche parte vanno a finire. E quindi, dopo aver scoperto i fondi neri e le movimentazioni poco chiare di denaro, bisognerebbe chiedersi: dove sono i soldi? C'è qualcuno che sta conducendo un tenore di vita che non è ragionevole far derivare dal suo solo stipendio?